Cronaca di una soddisfazione qualunque

Ricordo il bianco, un eco di voci e l’assenza del dislivello tra me e quel pubblico che sembrava incasinato come gli invitati in uno di quei party americani che fanno vedere nei film. A tal proposito ricordo proprio che ad un certo punto ho anche detto che non mi interessava il film e in testa mi era scattato qualcosa che mi faceva percepire tutto come se fossi il protagonista di uno scherzo di pessimo gusto. Poi il vuoto. Un led negli occhi. La dolce Evelina impietrita. La morsa di Onofrio che ha posto fine alla pedalata sollevandomi dalla bici. Sono stato steso a terra e la cara Pina ha sollevato delle gambe che non credevo fossero mie.

Il fisico è collassato dopo 63 ore di pedalata ininterrotte. Sarà stato il caldo, lo stress di tutti questi mesi  di preparazione dell’evento e del fisico, l’infiammazione che mi ha letteralmente messo fuori uso una gamba facendo gravare tutto sull’altra ma la prova è andata così…e sono soddisfatto comunque, a tratti anche felice.

Sono felice perché ho ottenuto quello che volevo. Volevo andare “oltre” e provare fino a che punto sono valide le mie sicurezze. Sono felice perché ho raggiunto un livello di concentrazione così alto da essermi sentito come se avessi quasi “programmato” il mio corpo per un determinato lavoro, tanto da aver avuto delle pause di microsonno mentre pedalavo, da aver sentito freddo nonostante la presenza di Caronte e da aver perso coscienza molto prima del collasso. Sono felice perché mi ritrovo ad avere meriti che non mi sono cercato e dei “grazie” ai quali non so cosa rispondere…ed ho fallito nel tentativo, figuriamoci se fosse andato bene!

I meriti veri però vanno a Mimmo che non so se prende a cuore i miei progetti o direttamente me ma stavolta ha fatto molto più di quello che è stato il Giro di Puglia in 24h. Ha cercato di garantirmi una certa serenità durante la preparazione, e questo lo so io insieme a Lucia, la moglie, ma durante l’evento vero e proprio ha agito da padre, è stato come un fratello ed è stato complice come un amico di vecchia data, sotto gli occhi di chi era presente in Piazza e di chi seguiva tutto via web, le mie parole servono a poco davanti all’evidenza dei fatti. Dico sempre che sua figlia quando sarà grande mi rinfaccerà questi periodi in cui non è stato molto presente e devo iniziare a pensare a cosa rispondergli.

Mi sono circondato di gente scelta e nella quale credo tanto. C’è stato mio fratello, mia sorella, mia madre e in qualche modo anche papà. C’è stata Chiara, la bionda che sa tutto di me con i suoi genitori, miei medici. Evelina, chiamata per un eventuale supporto psicologico ma che poi ha preferito indossare i panni di una valida amica. Claudio, che da anni mi riassetta e che ha traumatizzato un po’ di gente con delle pubbliche manovre sul mio diaframma che in realtà sono state una mano santa. Angela che è intervenuta “in corso d’opera” per il ginocchio. Onofrio per essersi come al solito rimboccato le maniche nei momenti di maggiore necessità. Agata, la donna che ha presentato le varie iniziative a cura delle diverse associazioni e Antonio che ha offerto un valido supporto un po’ a tutti.

Tutto il resto non è passato inosservato e ha rappresentato un motivo in più per stringere i denti finché è stato possibile.

Grazie.

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