Cosa c’è dietro “Certa età”

Tutto è nato così: tra la legna ricavata da una delle ultime potature degli ulivi tra il 2015 e il 2016 trovo questo pezzo di legno che mi ricorda molto un volto imbronciato, tremendamente preso da chissà quali pensieri. Lo prendo e inizio a lavorarci su.

Inizio a rimuovere la corteccia proprio dove c’è questo “volto” e decido di farlo venir fuori maggiormente evidenziando quelli che dovrebbero essere i tratti somatici ma evitando di andare troppo nel dettaglio per non alterare eccessivamente la forma naturale di quel ceppo.
Mentre ci lavoravo su, i pensieri si accavallavano e non è semplice ora provare a trascriverli ma ci proverò. Ho riflettuto su alcuni atteggiamenti che si hanno quando si mettono sul banco le proprie esperienze vissute e solitamente sono prevalentemente dei momenti poco piacevoli che hanno scaturito un sentimento simile alla rassegnazione, un qualcosa che fa si che, a malincuore, una situazione si accetti per quella che è, cio che è passato alla fine non si può mica cambiare. Più passa il tempo ma soprattutto più aumenta il numero delle esperienze vissute, più quel discorso che si inizia a fare con la frase “Ho una certa età e…” assume sempre più corpo e peso. Il titolo è venuto da sé praticamente e si è confermato alla luce del fatto che la scelta di un ulivo, oltre ad essere già una firma personale legata al mio contesto territoriale oltre che alla mia persona, in un periodo in cui la mia terra era martoriata da quella stronzata della xylella ha conferito a quest’opera un significato e un valore affettivo in più.
Ero indeciso sul rimuovere la corteccia anche sul retro del “volto” e alla fine l’ho fatto scoprendo una serie di “scavi” realizzati dai tarli e da altri piccoli esseri che erano ancora li e che ho dovuto sfrattare, anche perchè avrebbero fatto una brutta fine, e li ho sorriso perchè ho pensato a un’altra tipica espressione che consiste nel parlare di “tarli in testa” come metafora dei pensieri e dei grattacapi che abbiamo un po tutti e che ci scavano dentro. È stata la ciliegina sulla torta.
Quest’opera in un certo senso rappresenta il tempo e per questo motivo ho scelto di non trattare con nessun materiale questo legno per far si che il tempo continui a lasciare il suo segno. A distanza di un anno e mezzo dalla sua realizzazione si presenta così:
dscn0182

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