“Le belle parole”: etimologia

Se il termine parolaccia è già un dispregiativo, è facile immaginare lo scopo di tutto quello che viene definito tale.
Vista la “delicatezza” dei concetti a cui si riferiscono, le parolacce sono sempre oggetto di tabù linguistici e vengono utilizzate per imprecazioni (di cui fanno anche parte le bestemmie), maledizioni e insulti.
Molte parolacce sono il risultato di una società maschilista e se si va alla radice troviamo misoginia e omonegatività in molte di queste pittoresche espressioni. Con il passare del tempo, però, molti di questi termini sono stati desemantizzati e hanno perso il loro senso originario.
Partiamo da un termine piuttosto soft come per esempio scorreggiare. L’etimologia di questo termine risiede nel gesto di sciogliere la corda o correggia (dal latino corium=cuoio) del pantalone per facilitare la discesa dei gas intestinali.
Definire una ragazza troia è una cosa che si faceva già in passato. Ci sono due scuole di pensiero: una ritiene che questa espressione deriva dal comportamento che ha avuto Elena di Troia, moglie di Menelao, che è fuggita con Paride scatenando una guerra di 10 anni tra Greci e Troiani e in passato molto probabilmente l’imprecazione era molto più articolata (per esempio “Ti sei comportata come Elena che è fuggita con Paride mentre era moglie di Menelao, re di Troia”) ma nel corso del tempo ha subìto delle modifiche ed è giunto ai giorni nostri solo “Troia”; un’altra origine molto più “pittoresca” fa riferimento al famoso cavallo che conteneva all’interno di se diversi uomini, ovviamente è facile immaginare il nesso. (ultimamente si è scoperto che il “cavallo” in realtà era una nave e che quindi in tutti questi millenni ci siamo basati su una cattiva traduzione)
Il vaffanculo, il termine più largamente usato, viene riconosciuto come tale nel 1953 (lo conferma l’Accademia della Crusca) ma si sospetta che qualcuno ci sia stato mandato molto prima. Si tratta della contrazione di “va’ a fa’ in culo”, esortazione ad avere un rapporto anale (“fare” inteso nel senso di “avere un rapporto sessuale”), o fare qualunque altra cosa piuttosto che rimanere presente e disturbare con la propria presenza colui che ha rivolto l’insulto. (Wikipedia).
Mandare qualcuno a prenderlo nel sedere come “punizione” ha sicuramente connotati omofobi ma al giorno d’oggi nessuno pensa più a stringere i glutei, piuttosto rimane uno schiaffo verbale che esprime sdegnoso disprezzo, rabbiosa impazienza, profonda irritazione. Rimane la voglia dispregiativa di interrompere e scacciare il disturbatore e mandarlo altrove con una sola parola, come per un incantesimo.
Il corrispettivo inglese, giusto per riallacciarmi al precedente post sulle differenze culturali, invece, non ha un’etimologia con connotazioni negative omofobe, anzi, ha un origine del termine che è molto divertente. Nell’antica Inghilterra la gente non poteva fare sesso senza il consenso del Re. Quando le persone volevano avere un figlio dovevano chiedere il permesso. Veniva quindi loro fornita una placca da appendere alla porta durante il coito che diceva “Fornication Under Consent of the King” (F.U.C.K.).
Anche cretino ha la sua storia ma ci sono diverse ipotesi: la prima risiede in un termine che forse usavano i Greci che avevano difficoltà a capire gli abitanti di Creta che parlavano un dialetto misto al turco, mentre una seconda ipotesi piuttosto articolata e mette in relazione il termine “cretino” con “cristiano” senza però alcun disprezzo, è un pò come il termine disgraziato che nonostante il suono poco piacevole della parola alla fine significa semplicemente “senza Grazia” (riferita a quella Divina).
Un ultimo caso può essere per esempio il termine ricchione, rivolto agli omosessuali, e utilizzato principalmente al sud Italia. Molto probabilmente tutto parte da Napoli, essendo sempre stata una città con un porto importante, all’epoca dei vicerè spagnoli, accoglieva i mercanti che provenivano con le loro navi da ogni parte del mondo. Alcuni marinai, quelli che provenivano dai domini spagnoli dell’America centrale, secondo l’uso degli antichi Incas, portavano degli orecchini (‘recchia=orecchio) molto strani che li rendevano simili alle donne. Se poi si prende in considerazione anche il fatto che, essendo costretti per lunghi mesi in mare senza poter avvicinare una donna, avevano imparato ad arrangiarsi, ecco che tutto torna.
Anche Dante, nella Divina Commedia, fa uso di parolacce soprattutto nel canto XVII e XXVIII dell’Inferno ma anche nel XIX dove si scaglia contro Papa Niccolò III e i chierici simoniaci:

« Di voi pastor s’accorse il Vangelista,
quando colei che siede sopra l’acque
puttaneggiar coi regi a lui fu vista; quella che con le sette teste nacque,
e da le diece corna ebbe argomento,
fin che virtute al suo marito piacque. »

Ovviamente ci sono molti altri termini e ognuno ha la sua storia.
Non ho preso in considerazione le bestemmie perchè alla fine sono imprecazioni che spesso sono il frutto del genio fantasioso di ciascuno a seconda della zona in cui vive e soprattutto del contesto educativo familiare ed extrafamiliare in cui si è cresciuti ma per concludere mi permetto di dire che tutto sommato la bestemmia può può essere considerata una specie di preghiera che sprona Dio a fare di meglio.

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