Giro dell’Italia in solitaria (ultima parte)

1^ parte e 2^ parte

9° Giorno
Rimini – Montesilvano
Mi svegliai, feci colazione e come al solito ripartii per il solito orario. Era l’orario in cui, chi lavorava di notte, tornava a casa per riposare. È la terra dei locali, della movida notturna. Chi rientrava a piedi, chi in bici e una ragazza, che andava proprio in bici, mi colpì perchè se l’essere umano è fatto per il 70% d’acqua, lei credo che fosse fatta per il 70% di plastica. Comunque quel giorno avevo il vento a favore, uscii il prima possibile dall’abitato, impostai una velocità adeguata e aspettai che le gambe seguissero da sole quel ritmo. Era una bella giornata, il sole non mi dava molto fastidio. Anche perchè ormai ero così cotto che la sensibilità della pelle era andata a farsi fottere.
Continuavo ad avere dolore alle labbra. Erano screpolate da diversi giorni e con dei tagli. Un pò per la disidratazione, un pò per gli sbalzi di temperatura. Passai da Senigallia e pensai a mia sorella. Lì è nato (forse abita anche) il suo cantante preferito. Pensai soprattutto al fatto che come al solito, se l’avessi avvisata non sarebbe successo nulla a parte la (molto) probabile emissione di urla isteriche di gioia perchè pur trattandosi semplicemente di un paese è pur sempre una cosa come un’altra che ha a che fare con lui. E io ero li! ODDEEEO!!!. La terra marchigiana conosce la pianura solo entro i 5-7km dalla costa. Ci ho fatto diverse gare li, è un bel posto per gli scalatori. Ad Ancona incontrai le principali asperità ma per il resto, l’Adriatica è un pò noiosa. Piacevole per il mare continuamente di compagnia sulla sinistra (se si viene da nord come stavo facendo io) ma a parte qualche punto parecchio pittoresco come i campi di girasole, la zona di Loreto e qualche punto sparso lungo questa via, sinceramente è una gran rottura di palle. Arrivai a destinazione. Andai al B&B e mi fu data una camera tutta, totalmente e immensamente rosa. Tendine rosa, copriletto rosa, armadio rosa, abatjour rosa, mura rosa. C’era anche del bianco ma affiancato al rosa tende semplicemente ad alleggerire il peso di tutto quell’unico colore (e menomale!). Appena entrai in camera, partì nella mia mente la canzone “Tomorrow” cantata da Amanda Lear. Mi lavai, feci il video di aggiornamento e scappai via. Avevo fame! Valutai seriamente il fatto di prendere un kebab ma poi sapendo che ci sono diversi tipi e che li non avevo nessun “kebabbaro” di fiducia, evitai. Mi infilai in una locanda. Feci una cena come si deve. Pasta al sugo, zuppa di legumi, bistecca e insalata. Uscii, vidi le nuvole e appena rientrai controllai il meteo mentre rispondevo, per quel che mi era possibile, ai numerosi messaggi e commenti che avevo, sia pubblici che privati. Il giorno dopo era prevista pioggia.

10° Giorno
Montesilvano – Apricena
Aprii gli occhi e sentii un rumore famigliare provenire da fuori, mi alzai di scatto, corsi verso il balcone e “Poooooooooorca miseria!”. Pioveva! E non era una semplice pioggerellina! Diluviava e tuonava. Non sapevo che fare. Mi diressi in cucina. La proprietaria mi lasciò una ciambella e un altro dolce che aveva preparato, entrambi, lei. Le altre due camere erano occupate, non so da chi, di regola avrei dovuto lasciarne un pò anche a loro ma decisi che quel giorno dovevo comunque partire, avevo bisogno di energie e mezza ciambella la feci fuori solo io, gli altri si sarebbero divisi l’altra metà. Succo di frutta e via. L’impermeabile che avevo non era un granchè. È un semi-impermeabile credo, ma quantomeno riduceva la dispersione di calore. Partìì con la pioggia, con le ruote immerse in un fiume che sembrava non avere sgorghi. Dovevo essere positivo. Pensai al fatto che quantomeno gli ingranaggi della mia bici erano ben lubrificati. Arrivai a Termoli e ancora pioveva. Mi fermai. Chiamai un’amica per vederci e salutarci ma proprio quel giorno non era li. La sfiga. Ripresi il cammino, la pioggia diminuì d’intensità. Comparvero le prime indicazioni per Lesina e Foggia. Appena passai il confine tra il Molise e la Puglia la pioggia cessò. Sentivo “odore” di casa, volevo fare la pazzia di fare tutta una tirata ma poi evitai perchè ad Apricena, Don Quirico, mi offrì ospitalità. Preso dalla foga del vento a favore, dell’aria fresca e delle gambe che ormai andavano per conto loro, piuttosto che seguire le indicazioni per Poggio Imperiale continuai la SS16 senza rendermene conto. Stavo per arrivare a San Severo. Quando vidi il cartello “San Severo 20” pensai “Mi sa che ho sbagliato strada!”. Fermai uno che veniva nel senso opposto al mio, un’altra pazzia sulla statale. Imboccai la strada che mi consigliò. Tipica strada abbandonata. Ad un incrocio c’era un’altra prostituta, sola e molto bella. Mi dispiacque che fosse li, che stesse a fare quel lavoro li, soprattutto. Arrivai a destinazione. Don Quirico se la rideva per i chilometri in più che avevo fatto dicendomi “Come se non ne hai già fatti abbastanza!”. Effettivamente. Mi portò a dormire in uno stanzone, c’erano solo sedie e tavoli. Mi aspettavo altro ma era pur sempre meglio di niente. Avevo fatto poco più di 150 km quel giorno, fu la tappa più breve. Mangiai e mi addormentai seduto sulla sedia, con le braccia conserte sul tavolo e la testa sopra di esse. Mi svegliai poco dopo con la schiena che bestemmiava da sola. Controllai che la mia roba si stesse asciugando e che il giornale messo negli scarpini stesse assorbendo tutta l’acqua di cui si erano impregnati. Intanto uscì il sole. Scesi in paese. Mi infilai nel primo panificio e feci razzia di tutto. Con la bocca piena e una busta piena di roba al braccio mi diressi da Don Quirico che incontrai dopo una signora che si stava confidando con lui, nel suo ufficio, con un tono non proprio “da confessione”. Praticamente seppi tutti i cazzi tuoi. Se il giorno prima in quella “stanza confetto” pensai immediatamente a un certo tipo di canzone, in quest’occasione, nella mia mente, risuonavano le note di Battisti e soprattutto le parole “Io rinasceròòò, CERVO a primaveraaa”. Finalmente incontrai il Don. Lo ringraziai e gli dissi “Senti, non dico un materasso, ma quantomeno una coperta per non sentire freddo me la potresti dare?”. Mi diede ragione. Sfido! Ero in uno stanzone, un tavolo e 20-30 sedie di quelle che si usano a scuola! Che cazz! Mi portò un sacco a pelo. E li, la notte, si è svolto il fattaccio. Aaah se ci fosse stata una telecamera..

11° Giorno
Apricena – Ceglie Messapica
Da una ricostruzione dei fatti avvenuta al mio risveglio, le cose durante la notte dovrebbero essere andate così: mi sono addormentato sul pavimento poco dopo essermi infilato nel sacco a pelo. Ricordo che a un certo punto della notte mi chiusi dentro completamente perchè faceva freddo. Molto probabilmente la temperatura all’interno aumentò e se fossi stato in un letto normale, continuando a dormire avrei scalciato le coperte senza rendermene conto. Io non ero in un letto. Ero chiuso in quella trappola e quindi iniziai a ruotare. Ora immaginatevi la scena di questo sacco a pelo che ruota per la stanza, con all’interno uno che dorme tranquillamente. Mi risvegliai con la zip del sacco sotto la schiena, nell’angolo opposto della stanza. La stanza era grande circa 20mq! Forse anche qualcosina in più, non esagero, era parecchio grande e sicuramente se solo ci fosse stata una telecamera a riprendere tutto, io ora vivrei di rendita con solo quel video in cui sarei inconsapevolmente il protagonista!
A parte tutto questo mi svegliai in gran forma. Ero carico. Sarei tornato a casa! Partìì molto veloce, dei tratti di pianura li ho fatti con la regolarità di quasi 60km/h. Mi lasciai alle spalle il Gargano e arrivai sulla costa. Continuavo ad andare veloce. Stavo bene! Arrivai a Barletta e come al solito mandai un messaggio a mio fratello. Ogni tanto lo facevo per aggiornare la famiglia e, tramite lui, anche chi mi seguiva sui vari social, principalmente Facebook. Stavolta però, a differenza dei soliti messaggi di risposta in cui mi incitava, mi diceva che andavo bene e cose simili, mi rispose con “Vai piano! Dammi tempo”. Non capii, non risposi e proseguii. A mezzogiorno ero a Bari. Avvisai nuovamente. Nuovamente mi venne risposto in un modo che non mi aspettavo: “Fermati! Sei in anticipo! Almeno il tempo di organizzarci, che cazz!”. “Fermati“??. Chiamo e mi spiegò che si era dato appuntamento con un blogger di Ceglie, che voleva documentare gli ultimi chilometri e che mi avrebbe anche raggiunto per accompagnarmi ma ero troppo in anticipo. Decisi così di perdere un’ora a Bari. Andai vicino ad una fontana nei pressi della Basilica di S. Nicola, mangiai, bevvi e mi feci una chiacchierata con una vecchietta che passava di li e mi disse che non potevo buttare le carte nel bidone, altrimenti mi avrebbero multato. “Scusa?” le dissi. Praticamente è una politica di Bari, tutt’oggi non ho ben chiari i motivi, ma in ogni caso la signora si prese gentilmente la buccia di banana e delle carte dicendomi che ci avrebbe pensato lei. Ripartii con questa assurdità di non buttare l’immondizia nei cassonetti nella testa. Ripresi velocità, nonostante il traffico. Quell’ora forzata di sosta alla fine non servì a nulla, la recuperai. Poco dopo Bari mi raggiunse un altro ex compagno di squadra, scese da Conversano. Facemmo un bel tratto insieme. Arrivammo a Savelletri e iniziammo a salire per Fasano. Io proseguii per Locorotondo, lui rientrò. Arrivai nella Valle d’Itria. Mio fratello mi aspettava a Martina Franca insieme a Stefano. Foto e chiacchierate varie per andare a coprire quella mezz’ora di anticipo che avevo e via per gli ultimi 20 km. Mio fratello cercava di rallentarmi mettendosi davanti ma ciò nonostante arrivammo in anticipo. Praticamente insieme ad altri organizzò una sorta di “Bentornato” che senza volerlo mandai a monte. Mi dissero di andare al Municipio, così feci. Non c’era nessuno. Ma poco a poco arrivarono. Compreso il sindaco, i vari assessori e alcuni di coloro che mi avevano sponsorizzato. Brindisi di gruppo, complimenti vari, foto, bacini e bacetti e poi dritto a casa a lavarmi e a realizzare l’ultimo video.

Ci ho messo molto tempo per realizzare tutto. Il giorno dopo il mio rientro ero di nuovo in bici ma dopo un mese esatto, in cui comunque avevo continuato ad uscire, ebbi un crollo fisico. Le gambe non riuscivano più a spingere sui pedali, erano letteralmente bloccate. Mi presi una settimana di riposo totale. Spesso rivedo il video conclusivo che realizzai. Ho ancora buona memoria di cose che ho riportato anche qui ma ci sono dei “buchi” in cui ero talmente concentrato, e stanco, che non riesco a recuperarli nemmeno con qualche foto o video perchè non ne feci. Era fastidioso per me, che sono abituato a concentrarmi sulla strada e a correre, rallentare per filmare o fare foto. È stata in ogni caso una bella esperienza, sentita, di necessità, voluta.
È sulla base dell’interesse ricevuto in questa occasione che quest’anno ho pensato di fare il Giro di Puglia in 24H. Volevo che l’interesse che riesco a generare venisse usato per scopi utili a chi ne ha bisogno e volevo anche sfidarmi perchè un conto è compiere dei gesti con la testa che ha bisogno di uno sfogo e un conto è porsi un obiettivo e raggiungerlo con determinazione. L’ultimo obiettivo non solo l’ho raggiunto ma l’ho anche anticipato. I 600km che ho percorso a inizio Luglio toccando tutte le province pugliesi, li ho portati a termine in 21h30′, tenendo conto dei rallentamenti vari e dei passaggi a livello, se non ci fossero stati, mi avrebbero fatto tornare a casa ancora prima, almeno un altro paio d’ore.
Provo un senso di soddisfazione ma non mi basta, voglio di più

(FINE)

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