Giro dell’Italia in solitaria (seconda parte)

La prima parte qui.

4° Giorno
Roccagiovine – Perugia
Dopo la crisi dei primi due giorni e l’eccessiva pioggia del giorno precedente, mi svegliai carico. Il fisico iniziò a reagire e l’aria frizzante della mattina fece in modo che partissi nel migliore dei modi. Questa giornata sarebbe stata totalmente immersa nel cuore degli Appennini e inizialmente mi preoccupava un pò ma le gambe andavano da sole ormai. Mi fermai in un panificio per fare colazione/pranzo, ci fu la solita chiacchierata piena di stupore da parte degli altri e la focaccia consumata mi fu offerta insieme alla birra e a un altro pezzo da consumare più tardi.  Il cartello di Rieti mi ricordò che ero abbastanza lontano da casa. Stavo bene! Stavo così bene che decisi di forzare l’andatura visto che quel giorno avrei fatto solo 180km. Prima arrivavo a Perugia, più tempo avrei riposato e meglio sarei stato per il giorno successivo in cui avrei dovuto fare più di 250km. Così fù. Sfruttai la scia di diversi mezzi finchè un furgone guidato da un mio coetaneo (più o meno, penso) non mi portò fino a Perugia a una media di 65 km/h. Quando arrivai, come ogni giorno, volevo avvisare mia madre ma il telefono era in tilt per l’acqua del giorno prima. Chiesi un telefono al primo che passò e nemmeno a farlo apposta era pugliese! Avvisai mia madre e poi partì la solita chiacchierata tra corregionali che non si conoscono, che all’interno del loro contesto non si sarebbero calcolati minimamente, ma che “fuori patria” è come se fossero quasi parenti. Andai a dormire dai francescani. Ve lo sconsiglio vivamente. Non solo questo ma tutti gli ostelli “dei preti” nei luoghi in cui il turismo religioso la fa da padrone. Mancava poco che si facessero pagare anche l’aria per respirare ma almeno avevano il wi-fi e riuscii a fare il secondo video per aggiornare chi mi seguiva.

5° Giorno
Perugia – Pisa
“Discesa!!!!!!” Mi svegliai con questo pensiero, partii come un fulmine la mattina incurante dell’asfalto bagnato dall’umidità e della strada, con le relative curve e buche, che non conoscevo. Fregai dei fogli di giornale a quei preti che forse avevano fatto un voto alla povertà dei fedeli, non alla loro, li misi sotto la maglia per ridurre l’impatto con il freddo e via! Giù dagli appennini in direzione di Siena, passando dal versante nord del lago Trasimeno. Avrei incontrato Stefano, un ex compagno di squadra che studia a Siena, che mi raggiunse portandomi anche dei sandwich e che mi accompagnò fino a San Gimignano per poi dividerci. Lui rientrò a Siena, io proseguii per Pontedera e se avessi saputo che li sarebbe iniziato il calvario mi sarei preparato diversamente a livello mentale. Un susseguirsi infinito di paesini, frazioni dei paesini e frazioni delle frazioni mi demotivarono molto, Pisa mi sembrava sempre più lontana. Poi finalmente il cartello con quelle 4 benedettissime lettere. Chiamai Chiara, mi avrebbe ospitato lei, studia li, ci conosciamo da quando eravamo piccoli, e ci siamo dati appuntamento alla stazione. La sera una cena come si deve, finalmente!

6° Giorno
Pisa – Parma
Mi svegliai concentrato, mangiai qualcosina, salutai Chiara con un convinto “Ci vediamo a Ceglie!” e partii. Mi diressi sulla costa costeggiando l’Arno e da li nella scia di un Doblò arrivai fino a Marina di Carrara. Notai con piacere che c’erano diversi ciclisti. Mi unii ad un gruppo che andava nella mia direzione. Classiche domande di rito per conoscersi e classico conseguente stupore quando vennero a sapere da dove arrivavo e cosa stessi facendo.
Quel giorno avrei dovuto risalire gli Appennini dal livello del mare. Sarebbe stato l’ultimo giorno che li avrei visti, anche perchè ormai erano “finiti”, a qualche chilometro di distanza iniziano le Alpi. Sarebbe stato anche il giorno in cui avrei contemporaneamente toccato la Toscana, la Liguria e l’Emilia. Salii con tranquillità, ad una media di 33km/h, anche perchè il peso dello zaino mi stava seriamente dando fastidio e il ginocchio sinistro, mi dava dei dolori. Pedalai praticamente con una gamba sola. Arrivai in cima al Passo Cisa e salii sopra al santuario. Presi consapevolezza del fatto che la parte più dura era finita. Dall’altro versante mi aspettava Fabio, mi avrebbe ospitato lui, avevo un pò di ritardo ma tutto sommato stavo bene. La discesa fu un ulteriore motivo per forzare l’andatura e recuperare  del tempo da dedicare al riposo. Mi fiondai con decisione in direzione di Parma facendo a gara con i numerosi motociclisti che erano li presenti. Non ho mai amato le discese ma ero troppo gasato. Credo di aver spaventato più di qualcuno in discesa e sui tornanti ma “chissenefrega”. La discesa finisce. Incontro Fabio in bici. Gentilmente si fa carico del mio zaino, mi fa passare sul Ponte Italia e mi porta a casa sua. Mi lavo, faccio il terzo video e poi mega spaghettata con il tonno prima di darla vinta a Morfeo.

7° Giorno
Parma – Preganziol
Solita levataccia. Fisicamente stavo bene. Scesi con Fabio per prendere le bici, la mia e la sua, quella con la quale mi venne incontro il giorno prima. L’intenzione era quella di accompagnarmi per un altro tratto di strada ma tutto questo rimase esclusivamente un’intenzione. La sua bici aveva una ruota a terra e io non potevo aspettare la riparazione. Optò per una corsetta, giusto fino all’uscita dalla città. Appena lo lasciai aumentai l’andatura. Riuscivo a tenere una velocità di 40-45km/h molto serenamente, ero in piena Pianura Padana e tutte le salite fatte nei giorni precedenti davano i loro benefici. Attraversai il Po e toccai la Lombardia. Non avvicinarmi a nessuna fontana che sbucava sempre qualcuno mi diceva “Non bere! Non bere! Non è buona!” e lì pensai al fatto che i leghisti si vantassero della qualità di quell’acqua. Mi toccò comprarla. Arrivai a Mantova. Sul cartello c’erano diversi adesivi della Lega Nord e pensando a fatto che sulla divisa che indossavo c’era la scritta “Grottaglie” (era la divisa della mia squadra), speravo che nessuno conoscesse la “città delle ceramiche” e tantomeno la sigla TA, che indica la provincia. Trovai l’ennesima nuvola piena d’acqua quel giorno nei dintorni di Padova, ma non mi dispiacque, mi piace pedalare sotto la pioggia (anche se le 8 ore di qualche giorno prima furono davvero eccessive), diversamente sarebbe stata una giornata davvero noiosa. Arrivai in Veneto con piacere. C’è brava gente li, quel loro accento e modo di parlare li rende simpatici. Lì a Preganziol, dove venni ospitato, c’erano delle persone che avevano delle conoscenze dalle mie parti e quella sera, prima di andare a dormire, la piccola figlia italo-orientale del proprietario, Giorgia, con un enorme sorriso mi porse le sue manine che contenevano dei cuoricini di carta di varie misure e colorati con i gessetti. Ce li ho ancora!

8° Giorno
Preganziol – Rimini
Parto veloce, avevo il vento a favore, sfruttai anche la scia di diversi camion e davanti a me avevo solo e solamente pianura. L’unica preoccupazione era Ravenna, è rinomata più per le rotatorie che per essere stata capitale dell’Impero Romano d’Occidente, del Regno degli Ostrogoti e dell’Esarcato bizantino. Arrivo a Comacchio e inizio a risalire verso ciò che rinominai come “RotatoriaLand”. Capii che mi stavo avvicinando in base alla “qualità” delle prostitute a bordo strada. Inizialmente c’erano dei maschi grassi con perizoma e calze a rete, poi c’erano quelli con meno grasso, poi i trans e poi le donne, dalle più racchie a delle ragazze talmente belle che quasi mi dispiaceva che fossero li. Di prostitute ce ne sono davvero tante in quella zona. Il traffico effettivamente c’è. Volevo arrivare il prima possibile a destinazione, trovai un terzetto di ciclisti e mi uniii a loro per un bel pò di chilometri. Arrivai al cartello che segnava il confine di provincia. Finalmente vidi la scritta “Rimini” e fu l’unica volta. Mi aspettavo di trovare il classico cartello “Benvenuti a Rimini” dopo un pò ma niente. Fu un calvario come per arrivare a Pisa da Pontedera, un continuo susseguirsi di località marittime che mi rendeva nervoso perchè sapevo di essere arrivato ma mi aspettavo quel cartello che mi fa capire “Da qui inizia il confine comunale della città di Rimini”. Arrivai li dove dovevo dormire, a Rivazzurra. Mi lavai, realizzai il quarto video e andai a cenare da un mio cugino che lavora li, Gianni, che seppe come darmi le giuste energie: carbonara e bistecca! Poi di corsa a letto.

(fine seconda parte, domani l’ultima)

Annunci

Un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...